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RECENSIONI D'ARTE - ARITICOLI CRITICI

Spazio interattivo ove è possibile pubblicare recensioni inerenti una mostra di pittura già conclusa o il lavoro di un artista pittore. Puoi dunque pubblicare brevi saggi critici o articoli di Critici d'arte, ma tieni presente che ogni scritto deve essere attinente alla pittura. Clicca sul tasto INFO e poi su SCRIVI.


Data Inserimento: Tue, Mar 31, 2015 - 18:22:13

Evento N°: 62

Nome: Mattia De Luca

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Località: TREVISO
MIRKO DAL MOLIN
“Gestualità”

La pittura di Mirko Dal Molin nasce dal desiderio di esprimere se stesso senza alcun tipo di limitazione. Svela il suo inconscio dove la ricerca accurata per il colore attinge ad una forza cinetica, e da questa trae nutrimento. Dal Molin segue l’impulso della pittura d’azione, il valore cromatico emerge con l’impeto drammaticamente lirico, attraverso gesti spontanei che riconducono al linguaggio dell’Action Painting. Tutto diventa gesto dinamico dell’animo, la tecnica applicata, in tal caso l’esplosione dei colori, è veicolo basilare su cui trarre nuovi simbolismi che si esaltano nel suo farsi. Le pennellate corpose, scaturite dall’interazione tra pulsione espressiva, azione e sensibilità, trasmettono una visione infinita che sembra proiettarsi al di fuori del dipinto. L’istinto solerte trasferisce volume e spessore all’opera affrontando un percorso apparentemente turbolento nello stile, ma nobile nella poetica. In molti suoi dipinti i piani si intersecano tra di loro, esaltano i reciproci rapporti tonali, dando vita a spazi autonomi che accendono la memoria e fanno rivivere i ricordi. Evidente è la sintonia tra colore, materiali e gestualità, concepita tramite un’articolazione espressivamente funzionale e strutturata. I resoconti espressivi dell’artista si liberano all’insegna di una variazione stilemica lasciando libera immaginazione alle memorie figurative. L’operato pittorico di Mirko Dal Molin è l’insieme delle azioni spontanee, suggerite, spinte da stati d’animo e da condizioni sociali attuali che stimolano l’artista ad individuarne le particolarità in chiave astratta.
Questi aspetti stilistici gli permettono di raggiungere una saturazione espressiva mirata ed autoreferente.


Mattia De Luca



Data Inserimento: Mon, Feb 17, 2014 - 17:48:55

Evento N°: 61

Nome: Mira Carboni

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Località: MILANO
Il dramma dell’esistenza umana nell’opera pittorica di
MAURO ALBANI

Protagonista di molte opere di Mauro Albani è la figura dell’uomo in tutte le sue sfaccettature.
L’uomo, rappresentato spesso nella sua solitudine e individualità, nella sua incapacità di autodeterminarsi.
Una figura stilizzata, di cui spesso vediamo il corpo ma non il volto: un uomo quindi che cerca di celare le sue emozioni e i suoi pensieri evitando il filtro degli occhi, specchio dell’anima e la rappresentazione della testa, prigionia della mente.
In quest’angoscia esistenziale emerge però un barlume di speranza: un’irrequietudine interiore, mista a desiderio di cambiamento, miglioramento, trasformazione.
Questa trasformazione appare quasi una metamorfosi: in alcuni casi la figura umana prende le sembianze di una creatura vagamente animale; in altri casi pare quasi girare vorticosamente su sé stessa, come alla ricerca di una sua dimensione, tendendo a spezzarsi, a frantumarsi o a elevarsi.
Abbiamo però anche in talune opere, la rappresentazione dell’uomo che sta immobile, conscio dei propri limiti e in attesa di essere travolto dal destino.
In questo caso, dominano nelle scene i toni aranciati, rossi, come a simboleggiare un incendio interiore collegato ad una incapacità di agire.
Complessivamente nelle opere di Mauro Albani si può notare in particolare l’avvicinamento alla poetica pittorica dell’artista dublinese Francis Bacon ( 1908-1992), soprattutto nella rappresentazione di un’umanità deformata e sconvolta dal dolore, in cui il soggetto principale, l’uomo, è a stento riconoscibile.
Nei disegni e nei dipinti si possono notare inoltre suggestioni delle opere degli anni ottanta- novanta di artisti della transavanguardia Italiana, ed in particolare di Mimmo Paladino e Enzo Cucchi; un ritorno alla figurazione in chiave espressionista e surreale, con una lettura trasfigurata e deformata dell’interiorità dell’individuo e l’inserimento di elementi incongrui e surreali, che tendono a rompere i legami logici di una normale rappresentazione, caricandola di pathos.
Insomma Mauro Albani esprime, in un certo senso, nelle sue immagini il dramma dell’uomo moderno: l’incapacità di realizzarsi in un’armonia serena e feconda con tutto ciò che gli sta intorno.




Data Inserimento: Mon, Feb 17, 2014 - 17:46:12

Evento N°: 60

Nome: Mira Carboni

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Località: MILANO
Guido Ferrari : l’espressione dell’io nella solitudine della natura e nella frammentazione

Bianchi e candidi paesaggi, popolati da figure solitarie, ma anche luoghi onirici, surreali, dalle forme geometrizzanti campite da un’esplosione scintillante di colori; questo e altro troviamo nelle originali opere dell’artista emiliano Guido Ferrari.
Il pittore, nell’eseguire i suoi lavori, privilegia due tecniche che portano al raggiungimento di esiti totalmente differenti; da un lato abbiamo l’uso dell’acquerello, che conferisce all’immagine pittorica toni tenui, rarefatti, di intensa poesia e lirismo; in altre opere invece, dove viene utilizzato l’acrilico, le immagini acquistano una maggior volumetria: appare più evidente la loro forma e consistenza e i toni si caricano di intensità cromatica.
In molti acquerelli il bianco color meridiano dona alle scene un’atmosfera invernale, di impalpabile intimità e raccoglimento; spesso vibranti tocchi di rosso vivacizzano la visione conferendole dinamicità.
In queste immagini di candida purezza troviamo rappresentati vicoli caratteristici inquadrati da prospettive inedite, strade, piazze di mercato, gremite da solitari viandanti, raccolti nei loro pensieri, mentre al loro fianco compaiono musicisti di strada, venditori ambulanti e poi ancora zappatori e contadini intenti nel duro lavoro dei campi; è proprio il ritratto di una società, delle persone comuni e di quelle meno abbienti, che conducono una vita di stenti e sacrifici.
Guido Ferrari vuole forse rappresentare la solitudine dell’uomo, immerso nei suoi pensieri trasfigurati nella sfocatura dei luoghi circostanti e del bianco incolore.
Probabilmente il pittore nell’atmosfera statica di queste immagini desidera comunicarci anche questo: l’uomo non deve guardare, ma osservare, per non essere una presenza-assenza in questa società, ma rendersi vivo e partecipe dei momenti quotidiani, che spesso osserva distrattamente.
Negli acquerelli potremmo notare l’influenza del postimpressionismo di Cezanne, soprattutto nella resa geometrica degli edifici, unito al caratteristico uso che Giorgio Morandi fece della luce, protagonista principale di molte sue opere, attorniata da pochi colori essenziali.
Ma da queste idilliache visioni di momenti sospesi si discostano altre come l’ Angelus: sullo sfondo di una città futurista, dominata da imponenti grattacieli e da un cielo blu cupo, due misteriose figure, un uomo e una donna, si incontrano colti da un’ombra che li avvolge.
L’opera è denominata dall’artista esperienza surrazionale: come se due opposti, razionale e surreale appunto, possano incontrarsi e conciliarsi armoniosamente, come succede alle due figure che ben si calano in quest’atmosfera carica di presagi.
Nella serie Teatrocittà possiamo notare influenze metafisiche di De Chirico: le scene sono dominate da possenti architetture e le poche presenze umane sembrano vagare come dei fantasmi senza pace; teatro/città, come simbolo di un’umanità ingabbiata, costretta a recitare come dei burattini sul palcoscenico della vita, senza poter mostrare la propria reale identità.
Negli acrilici invece, l’elemento umano non appare più immobile ed eterizzato, ma si mostra molto più dinamico: le ballerine di flamenco, pur nella loro sfaccettatura, sembrano quasi volteggiare librandosi nello spazio, mentre il gruppo Jazz si mostra totalmente trasportato dalla melodia che sta componendo.
In queste opere possiamo scorgere un’influenza non tanto della scomposizione picassiana dei volumi, quanto dell’orfismo di artisti come Robert Delaunay o Fernand Léger; ossia il riferimento a quel ramo del cubismo che, pur nella frammentazione, privilegia un aspetto dinamico, conferendo un effetto di compenetrazione e simultaneità agli elementi rappresentati.
Inoltre in opere come Il sogno di Lucy o Window è ravvisabile un’atmosfera surreale , con influenze di Mirò e Magritte; in entrambe le opere al centro della composizione sta la tematica del fantasticare, intesa come un lasciar scorrere la propria mente come un fiume in piena, abbandonandosi al proprio subconscio e ai pensieri più remoti, dando vita ad elementi emblematici di difficile identificazione.
In conclusione i messaggi che emergono dall’osservazione delle opere di Guido Ferrari sono riconducibili ad un’analisi profonda dell’uomo e della sua individualità: dall’osservazione esterna del genere umano calato nella vita di tutti i giorni fino a giungere all’analisi e alla trasfigurazione dei suoi più intimi pensieri.


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