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RECENSIONI D'ARTE - ARITICOLI CRITICI

Spazio interattivo ove è possibile pubblicare recensioni inerenti una mostra di pittura già conclusa o il lavoro di un artista pittore. Puoi dunque pubblicare brevi saggi critici o articoli di Critici d'arte, ma tieni presente che ogni scritto deve essere attinente alla pittura. Clicca sul tasto INFO e poi su SCRIVI.


Data Inserimento: Sat, Aug 29, 2009 - 18:23:35

Evento N°: 8

Nome: donatella bartoli

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Località: TRIESTE
" ARTE oggi"
Donatella Bartoli 11/12/1962

La figurazione di Donatella Bartoli contiene nel suo nucleo generatore la memoria di una realtà riconoscibile ma si sviluppa secondo moduli compositivi che trascendono il paesaggio, adottandone alcuni elementi che poi funzionano da traccia grafica della pittura. In tal modo le presenze vegetali, le linee morfologiche del territorio (il Carso sopratutto), le rocce calcaree che digradano verso il mare, l'andamento della costa, l'orizzonte, impegnano l'atrice in un fraseggio di segmenti, qualche volta prodotti anche con il rovescio del pennello e quindi incisi, che costituiscono la nervatura dell'immagine. Il "racconto" delle forme naturali è spesso condotto con un disegno veloce, senza indugio sul particolare, ma con la velocità d'esecuzione richiesta dalla necessità di rendere immediatamente un'emozione, provata appunto a contatto con la fisicità dei luoghi.

Recensione scritta dal critico Enzo Santese sul volume "ARTE oggi" Ed. Gorgio Mondadori 2009




Data Inserimento: Sat, Aug 8, 2009 - 06:59:53

Evento N°: 7

Nome: Maria Vittoria Lera

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Località: LUCCA
ARRIVA IN ITALIA LA PITTURA DELLE AVANGUARDIE RUSSE

Nell’anno del futurismo fortunatamente si è acceso l’interesse sulle avanguardie europee dei primi decenni del XX secolo. E la mostra di Villa Olmo sulla “Avanguardie russe“ è la riprova dell’importanza storica rivestita dall’avanguardia. In Russia prima della rivoluzione, e nel decennio successivo, sino al 1934, anno di avvio di una estetica pittorica realista e socialista, voluta da Zdanov e imposta da Stalin, prese corpo una ricerca di avanguardia straordinaria, incarnata nelle opere dei pittori esposti nella mostra: Vasilij Kandinskij, Marc Chagall, Kazimir Malevič e Pavel Filonov. La giovanile rivolta artistica predicata dai protagonisti dell’avanguardia russa, con lo scoppio della Rivoluzione d’ottobre, si infiammò. Majakovskij con le armi della poesia aveva indicato la strada da seguire: il gesto artistico come atto di ribellione, contrario alle logiche figurative, produttive e morali imposte dall’arte borghese, chiusa nel realismo e nel ritrattiamo imperanti nei due decenni tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, dominati dall’impressionismo francese.
Guardando i quadri che verranno esposti a Villa Olmo di Kandinskij e Chagall, ma soprattutto quelli di Malevič, un concetto appare sin troppo chiaro: sono il simbolo della rivolta contro le convenzioni. Le figure si scompongono, i volti si frantumano, i paesaggi spariscono. È il trionfo dell’astrattismo e dello spazialismo. La vittoria di un’arte libera e radicale, felice di operare una “rivoluzione estetica”, ma che si avvicina pericolosamente alla “rivoluzione politica”. Nei quadri di Kandinskij, Chagall, Malevič e Filonov, prende fisionomia quella “spiritualità dell’arte” di cui parla insistentemente Kandinskij. E non è da intendersi come un prolungamento dell’arte sacra russa, un riadattamento delle icone di Andrej Rublëv nel modernismo astratto, ma un vero e proprio superamento di un’epoca storica, culturale, religiosa. La spiritualità invocata da Kandinskij nella sua ricerca è la sostituzione dell’umano con il divino. Se l’icona era (ed è sempre stata) l’immagine più prossima e misteriosa per avvicinare l’uomo a Dio, nella sua più apparente semplicità riproduttiva, la tela astratta dei nuovi pittori avanguardisti è appunto il superamento del sacro a vantaggio dell’umano.
Una leggenda dura a morire vuole che gli artisti di avanguardia siano rimasti vittime del sistema totalitario messo in piedi prima da Lenin e perfezionato da Stalin. Le spigolatrici ritratte da Malevič sul finire degli anni Dieci hanno perso il volto, il paesaggio intorno a loro non c’è più. Le stesse spigolatrici dipinte nella metà degli anni Trenta hanno riacquistato il volto, smarrito la spazialità e riconquistato l’umanità. La politica ha obbligato Malveič a diventare realista. Ma se l’avanguardia russa fu appunto una vittima del totalitarismo sovietico, lo fu con ampie responsabilità, avendo predicato una “rivoluzione” delle forme. Malevič sosteneva che ogni dieci anni bisognasse distruggere tutto e ricominciare. Bene, la distruzione artistica idealizzata dagli avanguardisti sovietici, alla pari dei futuristi italiani che volevano bombardare i musei e allagare Venezia, città mortifera della decadenza, produsse i suoi frutti: l’arte al servizio della monumentalità celebrativa della propaganda.
L’astrattismo di Kandinskij, così ben visualizzato nella scelta della mostra, fervente, libero, dinamico, un vortice di luce e di linee, resta uno slancio prodigioso, una destrutturazione della realtà. Ma il risultato finale sarà l’opposto di quanto sperato. I futuristi italiani, i surrealisti francesi, gli espressionisti tedeschi, i suprematisti, costruttivisti, astrattisti e futuristi russi, tutti si scagliano contro ciò che c’è di antico, di regolare, di ordinato. Sposano la modernità, scambiano il vecchio per il nuovo. L’arte per loro è la dinamite per far saltare in aria un mondo ridottosi a prigione.
Quella dinamite che nei discorsi, nei disegni e nelle tele dell’avanguardia russa, esploderà davvero. Ma esplodendo, mandando il mondo in frantumi, esigerà un’arte nuova, lontana però dallo spirito incendiario e dagli astrattismi così ben visibile nelle opere esposte a Villa Olmo. È una mostra da non perdere. Riporta ad un passato straordinario, gravido di conseguenze. In quei quadri bellissimi e talvolta misteriosi si nasconde la tragedia del XX secolo.

Dr MAria Vittoria Lera
Critico d'Arte




Data Inserimento: Sat, Aug 8, 2009 - 06:32:07

Evento N°: 6

Nome: Maria Vittoria Lera

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Località: LUCCA
MOSTRE DI SUCCESSO - VILLA OLMO - COMO

Il successo di pubblico della mostra allestita a Villa Olmo “Chagall, Kandinskij, Malevich. Maestri dell’Avanguardia russa”, che chiude i battenti domenica, è dovuta soprattutto ad un fattore: l’aver individuato la tematica da seguire.
Indagata in varie direzioni: le avanguardie europee della prima metà del XX secolo, filtrate attraverso le opere dei loro più significativi protagonisti. Allestire esposizioni di alto profilo al di fuori degli usuali circuiti museali, nazionali ed internazionali, conviene ricordarlo, non è attività di poco conto. Ma la sede espositiva comasca ormai è diventata una realtà consolidata nel panorama italiano, in grado di soddisfare, attraverso una giusta formula, le necessità dei visitatori con quelle degli studiosi.
Già lo scorso anno con l’esposizione “L’abbraccio di Vienna. Klimt Schiele e i capolavori del Belvedere”, il successo dell’iniziativa lasciava intuire che un proseguimento riservato alle tematiche avanguardistiche dovesse considerarsi un passaggio obbligato per continuare il processo di fidelizzazione del pubblico.
Quindi impressionismo, espressionismo, vorticismo, raggismo, orfismo, astrattismo, futurismo, costruttivismo, dadaismo e surrealismo, si confermano tematiche di notevole gradimento per i visitatori dei musei. A dimostrazione di quanto detto, basta soltanto ricordare le tante iniziative allestite nell’anno in corso per ricordare il centenario della nascita del futurismo italiano, partendo dalla grande mostra di Roma alle Scuderie papali, proveniente dal Beaubourg di Parigi e attualmente alla Tate Modern di Londra. Nella futura programmazione a Villa Olmo è intenzione dell’Assessorato alla Cultura proseguire sull’investigazione dei movimenti pittorici del primo Novecento, con una esposizione dedicata alla più potente ed esplosiva delle avanguardie, il surrealismo, e al suo più celebre interprete, lo spagnolo Salvador Dalí. L’avanguardia ha trovato, alla fine del XIX secolo, nella città di Vienna la culla ideale, dove è stata messa in scena l’approssimarsi della tempesta. E l’Apocalisse delle arti si è scatenata, nei tre decenni successivi, nella Berlino dominata dal genio cupo degli espressionisti, nella Mosca eccitata della rivoluzione politica fusa con la rivoluzione estetica, e soprattutto nella Parigi animata dal gusto per l’eccesso e la carica destabilizzante del movimento surrealista.
Il surrealismo è stato la dinamite che ha mandato in frantumi la Belle Époque e la sua espressione artistica di riferimento, incarnata dalle stilizzazioni impressioniste, con i loro colori tenui e delicati.
I surrealisti si sono lanciati alla conquista delle arti e allo sconvolgimento della società, predicando una “rivoluzione” sistematica, raccogliendo l’invito di Marx di cambiare il mondo, e mescolandolo al libertinismo di Sade e al potere dell’inconscio e della libertà sessuale di Freud. Ne è uscita una miscela esplosiva capace di far saltare ogni convenzione.
Già il fondatore del surrealismo, André Breton, nel suo manifesto programmatico del 1924, era stato sin troppo chiaro:
compito supremo del surrealista è uscire in strada, armato di revolver, e sparare a caso sulla folla. Ora, tale progetto, un preciso invito all’assassinio, pur volendolo recepire solo nel senso della provocazione estetica, stava comunque a significare che il surrealismo in fondo doveva apportare all’universo delle forme uno choc emotivo ma salutare.
Chi meglio di Salvador Dalí ha saputo dare concretezza a questo invito?
Nessuno.
Dalí a tutt’oggi resta il vertice della sperimentazione surrealista. E la sua biografia, attraverso l’intero arco del Novecento, incarna la spasmodica ricerca della rottura e dell’originalità, ma con un tratto originale: essere surrealista ma senza per questo sentirsi obbligato a seguire il percorso ambiguo del movimento surrealista. Dalla Spagna provinciale della giovinezza, alla Parigi modernista del successo, sino al jet set internazionale degli anni conclusivi della vita, Salvador Dalí è riuscito a stare perennemente alla ribalta, considerando la propria esistenza un’opera d’arte ininterrotta, un susseguirsi di scandali e una rincorsa a perdifiato dell’innovazione.
s c e n a r i f u t u r i



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