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RECENSIONI D'ARTE - ARITICOLI CRITICI

Spazio interattivo ove è possibile pubblicare recensioni inerenti una mostra di pittura già conclusa o il lavoro di un artista pittore. Puoi dunque pubblicare brevi saggi critici o articoli di Critici d'arte, ma tieni presente che ogni scritto deve essere attinente alla pittura. Clicca sul tasto INFO e poi su SCRIVI.


Data Inserimento: Sat, Apr 7, 2012 - 20:03:23

Evento N°: 47

Nome: Edison Vieytes

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Località: COSENZA
Edison Vieytes sanguigno nella vita e nell’arte


Edison Vieytes ha un temperamento sanguigno perché è spontaneo, entusiasta, curioso, appassionato e sincero di cuore. Tutte queste qualità le applica nella sua arte. Dipinge con entusiasmo, devo dire che è un artista che adopera sia il carboncino che l’acrilico in modo sorprendente.
E’ curioso ed è sempre pronto a imparare e a migliorare la sua arte.
Ha un modo tutto suo: impetuoso e passionale di raccontare la propria terra ed è per questo motivo che spesso adopera il colore sanguigno perché Edison predilige i colori caldi, luminosi, forti ma allo stesso tempo delicati per dipingere il suo universo travagliato ed intrigante diviso tra due mondi così lontani ma nello stesso tempo così vicini, due mondi a lui cari.
Attraverso i suoi quadri ci racconta il legame con le sue radici.
Nell’ultimo periodo si è dedicato a dipingere con il colore sanguigno creando una serie di quadri che raccontano la sua terra vista con gli occhi della nostalgia e si osservi con attenzione i suoi dipinti ti puoi immaginare in mezzo alla campagna uruguaiana, a girare per le strade di Montevideo, a visitare le chiese, a vedere il carnevale e quasi quasi vorresti immergerti in quella natura di una bellezza pura, così silenziosa, così accogliente e quasi quasi vorresti restare …


Teresa Scotti



Data Inserimento: Mon, Jan 30, 2012 - 20:10:10

Evento N°: 46

Nome: Edison Vieytes

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Località: COSENZA

Edison Vieytes : Arte e Poesia

Edison non è solo un artista.
Osservando le sue tele ho scoperto la poesia: armonia di colori, suoni e movimento. Spesso mi sono tuffata in un suo campo di margherite, sono rimasta incantata davanti ad un suo tramonto sul mare ed altre volte mi sono seduta tra le sue foglie ingiallite.
Non mi sono mai stancata di vedere correre su un prato verde i suoi stupendi cavalli dai colori cangianti.
Il vento delle sue tele mi ha accarezzato il viso e mi ha portato verso i suoi boschi incantati a sentire il profumo dei suoi fiori.
Ho corso su un cavallo bianco per vedere spuntare il sole tra i suoi alberi.
La poesia delle sue tele mi ha fatto sognare e quando Edison mi parlò delle sue nuove opere confesso che ho avuto un attimo di paura perché temevo non ci potesse regalare più nelle sue tele quella poesia genuina, spontanea ma allo stesso tempo meravigliosa. Con il tempo capì che il mio timore era infondato perché nonostante nelle sue tele ci raccontasse la sofferenza della natura ed il pericolo che
ella stava correndo c’era tanta poesia.
Le sue opere sono cambiate e con loro la sua poesia che ha un sottile velo di malinconia e naturalmente non ci fa più sognare ma tra le righe ci dice di svegliarci e di proteggere la cosa più bella che abbiamo: La Natura.

Teresa Scotti



Data Inserimento: Mon, Dec 12, 2011 - 02:52:44

Evento N°: 44

Nome: Maria Vittoria Lera

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Località: LUCCA
Arte Contemporanea sul Lago di Como

Il protagonista del romanzo di Thomas Bernhard “Antichi Maestri”, Reger, dell’arte in generale e dell’arte contemporanea in particolare, ha una concezione piuttosto precisa: tranne rarissimi esempi è un insieme di escrementi. Lo scrittore austriaco, celebre per i giudizi taglienti, riassume un punto di vista piuttosto diffuso, e sin troppo ripetuto. Per confermarlo viene sempre tirata in ballo la “Merda d’artista” (1961) di Pietro Manzoni, inscatolata, numerata e venduta a peso d’oro, anzi più dell’oro. A volte si cercano esempi a non finire: Gérard Gasiorowski, in arte Kiga, morto a 56 anni nel 1986, passato alla storia dell’arte contemporanea perché dipingeva non utilizzando la vernice, ma mescolando i propri escrementi con delle piante aromatiche. Oppure il videoartista svizzero Pipilotti Rist, che attraverso una camera a raggi infrarossi ficcata in un water trasparente riprende chi si siede, consentendogli così di ammirare la propria produzione in diretta, sullo schermo posizionato davanti al trono. L’elenco delle nefandezze tipiche dell’arte contemporanea potrebbe continuare all’infinito, con artisti impegnati a fotografare i cadaveri alla morgue (Andres Serrano), o ad esporre il proprio letto dove hanno dormito per una settimana, sul quale sono restate sgradevoli tracce (Tracey Armin). Queste creazioni dell’arte contemporanea potete trovarle esposte nelle grandi gallerie o nei musei.
Cominciò Marcel Duchamp, il genio dadaista, nel 1917, prendendo un triviale orinatoio e ribattezzandolo Fontana. Da quel momento è stato un susseguirsi di opera d’arte assai discutibili. Basta prendere un manichino di plastica, truccarlo e fotografarlo, come fa la sin troppo quotata americana Cindy Sherman, per creare un’opera d’arte dal valore economico incalcolabile. Contro l’arte contemporanea si levano puntualmente lamenti e grida. Il più determinato nella polemica è stato negli ultimi anni il francese Jean Clair, oggi accademico di Francia, che in molti saggi e dichiarazioni pubbliche, ha sparato a zero sull’arte contemporanea. Un suo libro ha per titolo “De Immundo”. Ma nonostante tutto ciò l’arte contemporanea arricchisce i musei, inzeppa le esposizioni, fa la felicità dei galleristi. Se c’è qualcosa che non sembra in crisi è proprio l’arte contemporanea. Alcuni sostengono che la società dominata da caos, disordine, decadenza ed eccessi, alla fine produce un’arte a sua immagine e somiglianza. Visto che l’arte contemporanea, l’ultima avanguardia novecentesca, vive e resiste da almeno un quarantennio, tanto vale farci i conti, cercare di capirla e storicizzarla. La mostra allestita a Como è una preziosa guida per capire cos’è l’arte contemporanea. E soprattutto che non è soltanto gratuita provocazione, ricerca perenne dell’insensato, debolezza della genialità creativa sostituita dalla sostituzione con mezzi meccanici di riproduzione. Alcune opere esposte a Como mostrano come vi siano artisti di rilievo capaci di raggiungere una originalità sorprendente. Ad esempio Mimmo Paladino, presente con le opere “Per Herman da lontano” (1985) e “Sorgente” (scultura del 1986), Mario Schifano con “Nancy” (1982) e “Ninfee” (1985); Emilio Vedova con “Scrittura negativa” (1982); Julian Schnabel con “The Green Grass of Wyoming” (2003). Artisti molto diversi tra loro, per stile e tematiche, ma accomunati dal desiderio di trasferire nell’opera d’arte pittorica il senso di smarrimento, la difficoltà dell’esistenza, l’insensatezza dell’uomo contemporaneo. Questi artisti non vogliono rassicurare con la loro opera; vogliono invece raffigurare il brancolamento, l’azione umana priva di qualsiasi finalità e la relativa perdita del senso della vita odierna. Quando l’arte contemporanea sarà storicizzata, cioè studiata nelle accademie o inserita fra i capitoli essenziali della storia culturale, come avviene oggi con le avanguardie artistiche dei primi decenni del XX secolo, si vedrà sotto un’altra luce. Per il momento il compito riservato alla critica è quello del discernimento, della classificazione tesa a marcare le differenze fra artisti capaci di cogliere tratti autentici, anche se sgradevoli, di evitare snobismi e forzature, di respingere assolutamente l’immoralità e la provocazione, di lasciarsi suggestionare da mode e ovvietà o dalla speculazione degli operatori. Jean-Michel Basquiat, fra i maggiori esempi dell’arte contemporanea, nella New York anni Ottanta vendeva le sue tele neo-espressioniste ai rampanti yuppies arricchitisi sfacciatamente con il mercato azionario, che le appendevano negli ampi saloni bianchi, sopra lussuosi divani bianchi di pelle. Cosa resterà di Basquiat e dei Paladino, Schifano, Vedova e Schnabel esposti a Como sarà il tempo a confermarlo. Per il momento possiamo dire che incarnano il meglio dell’arte contemporanea.



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