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Ruggiero Bignardi e l’arte del pastello

Ruggiero Bignardi e l’arte del pastello - Articolo del critico e storico d'arte moderna, dott.ssa Anna Rita Delucca








 

Ruggiero Bignardi e l’arte del pastello
Articolo del critico d'arte Anna Rita Delucca Il critico d'arte Dott.ssa Anna Rita Delucca

L’artista italo-francese si forma tra le bellezze naturali del territorio salernitano e l’eleganza dell’atmosfera culturale parigina. Fig. 3 Frequenta l’Istituto d’Arte e sviluppa la grande passione per il disegno e si cimenta nell’arte ceramica e pittorica. Col passare del tempo si perfeziona nella tecnica del pastello orientando soprattutto la sua attenzione al ritratto. Lo studio approfondito dell’impressionismo francese si unisce all’interesse per l’informale e si mescola, completandone lo stile, con la cultura nativa del sud e dei grandi artisti campani; la ricercatezza delle tecniche basate sul disegno raffinato, la delicatezza del pastello con gli sfumati leggeri e i colori impalpabili ma vivaci, trova il proprio compimento nelle opere su carta che raffigurano le fanciulle in stile Belle Epòque, elegantissime e raffinate, i volti leggiadri e delicati che immergono lo spettatore nel sogno d’un tempo ormai fuggito e in un mondo di bellezza in cui viene spontaneo immedesimarsi con un pizzico di nostalgia pur non avendolo mai vissuto.
Fig. 3 Ritrattistica, paesaggi romantici, ambientazioni trasognate e scene di rigogliosa natura sono i soggetti che Bignardi predilige, rappresentandoli con maestria attraverso la morbidezza del pastello, una tecnica che nasce proprio da un francese alla fine del XV secolo, Jean Perréal: persino Leonardo da Vinci (uno dei primi italiani ad utilizzarla per i suoi schizzi) ne riconobbe la paternità all’artista francese, citandolo nel suo ‘Codice Atlantico’ (foglio 247) e definendo il pastello << …una tecnica nuova per dipingere con differenti colori secchi…>>. Si dovette però attendere il Settecento, quando Rosalba Carriera, grande pittrice veneziana, lo utilizzò nuovamente per i suoi ritratti, tramandandone l’uso fino al De la Tour e a Peronneau. Fig. 3 Con la rivoluzione francese e la caduta degli aristocratici anche il pastello rallentò il suo successo fino all’arrivo dell’Impressionismo che lo rinverdì, poiché si adattava perfettamente, data la sua morbidezza, velocità di esecuzione e per la sua luminosità, alla nuova pittura all'aperto ( “en plein air”) che immortalava la brillantezza dei cromatismi nei paesaggi, nelle scene campestri di vita spensierata o imprimeva le delicate movenze di fanciulle che ci richiamano alla memoria le grandi opere di Monet, Renoir, Pissarro, fino all’individualismo di Degas. Nel Ventesimo secolo persino Picasso utilizzò il pastello. Nel nuovo millennio, soprattutto in Italia, assistiamo ad una ennesima tendenza alla stasi nell’utilizzo di questa tecnica raffinata e di classe, forse proprio a causa di una certa tendenza a preferire ciò che si può cogliere nell’immediatezza, al non soffermasi troppo sui dettagli, tendenza che, a nostro avviso, è destinata al superamento dovuto al crescente fastidio verso il consumo ‘usa e getta’ anche delle immagini.
Ruggiero Bignardi rappresenta un esempio di stile determinato alla conservazione e sviluppo di un’arte meritevole di non esser trascurata.

                                                          Anna Rita Delucca